L’esperienza di Soleterre nella cura del cancro pediatrico in aree di emergenza e guerra dimostra che durante i conflitti il rischio di morire a causa degli attacchi al sistema sanitario aumenta. Per questo crediamo che qualsiasi sia lo scenario politico e sociale la protezione dei minori e le cure mediche e psicologiche non debbano mai essere interrotte, in particolare per i bambini e le bambine colpiti dal cancro. Ecco perché Soleterre ha avviato un progetto per sostenere il Beit Jala Governmental Hospital, in West Bank a circa 10 km a sud di Gerusalemme, il solo ospedale pubblico rimasto in Palestina per la cura del cancro infantile e delle patologie pediatriche croniche.
Nella Striscia di Gaza, infatti, il Cancer Department dell’ospedale Al-Rantisi è stato bombardato e non è più funzionante, e i pazienti in cura sono stati evacuati in alcuni Paesi limitrofi (Egitto, Giordania, Qatar).
Il Reparto di Oncologia Pediatrica del Beit Jala Governmental Hospital, istituito dal Palestine Children’s Relief Fund nell’ambito del Sistema Sanitario pubblico locale e donato al Ministero della Sanità palestinese, è diretto dal Dottor Mohammed Najajrah, principale oncologo in Cisgiordania e oggi conta 18 posti letto: 14 nel reparto per degenti e 4 nel day-hospital.
Le famiglie che hanno un bambino malato di cancro provengono soprattutto dal centro e dal sud della Cisgiordania (Governatorati di Ramallah, Hebron e Betlemme), ma ci sono famiglie che vengono anche da luoghi più lontani. La maggior parte di loro si organizza per gli spostamenti, ma in questo periodo, visti i problemi di mobilitazione legati alla guerra, i bambini che vivono distanti dai reparti di cura sono ospedalizzati e le famiglie devono trovare una sistemazione a loro spese.
Inoltre, presso il Beit Jala Governmental Hospital non è possibile eseguire radioterapie e trapianti di midollo, situazione che rende necessario raggiungere ospedali privati a Gerusalemme Est dove le cure sono a pagamento.
In questi contesti, se non si interviene con aiuti internazionali, il rischio di morire per l’impossibilità di ricevere cure è estremamente elevato. A questo si somma il costo per i trasporti e un alloggio vicino all’ospedale, totalmente a carico delle famiglie, che spesso provengono dalle zone più remote della Palestina.
Il progetto vuole garantire:
- Supporto psicologo per la cura del trauma infantile a bambini, genitori e personale sanitario
- Medicinali essenziali e salva-vita per le cure dei bambini
- Accoglienza di famiglie indigenti residenti lontano dalla struttura sanitaria
- Attività educative e di animazione per i bambini ricoverati
- La futura accoglienza e il rimpatrio dei bambini provenienti dalla Striscia di Gaza.
Il programma punta ad assistere in un anno 120 bambini con le loro famiglie, di cui 70 sono nuovi pazienti e 50 invece già in terapia.
Il progetto è realizzato grazie al contributo di Every Child Is My Child ETS e con la collaborazione di
PCRF – Palestine Children’s Relief Fund e VIS – Volontariato Internazionale per lo sviluppo.