A Gaza si sta consumando una delle peggiori crisi umanitarie di sempre.
Centinaia di migliaia di famiglie cercano di sopravvivere senza cibo, senza acqua, senza un vero riparo.
Le strade sono distrutte, i campi agricoli bruciati, i mercati vuoti. Il pane, alimento più semplice e quotidiano, è ormai un lusso irraggiungibile per moltissimi.
I più colpiti sono i bambini.
Crescono nella paura, nella fame e nel freddo. Le piogge invernali trasformano i campi in fango, l’acqua entra ovunque. Le tende non reggono: si allagano, si strappano, crollano sotto il vento. Dormire asciutti è diventato impossibile. Ammalarsi è facile. Curarsi no.
Migliaia di famiglie vivono così, esposte notte e giorno, senza coperte adeguate, senza materassi, senza beni di prima necessità. Il corpo dei bambini si indebolisce, la mente porta i segni profondi del trauma.
Anche al Nasser Hospital, dove molti di loro sono ricoverati, la fame entra nelle corsie.
È lì che distribuiamo pacchi alimentari alle famiglie, per portare sollievo, forza e speranza. Ma non basta: servono tende più resistenti, coperte termiche, kit igienici, acqua potabile. Serve protezione minima per non morire di freddo.
Ogni giorno che passa senza nutrimento e senza un riparo dignitoso significa più fragilità, più sofferenza, meno futuro.
