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L’orologio in ospedale ha una scansione del tempo diversa: i secondi sembrano minuti e i minuti sembrano lunghissime ore…

Dal momento in cui i dottori mi comunicarono che avrei dovuto fare il trapianto di midollo, uno dei tanti pensieri fu anche il tempo.
Inizialmente pensavo che non sarei riuscita ad affrontare un ricovero per così tanti giorni, anche perché fortunatamente, da quando mi diagnosticarono la malattia, non ebbi mai una permanenza in ospedale. Facevo controlli ogni 3/4 mesi, solitamente dalle 8:30 alle 15:00 circa.
Le attese di quei giorni mi sembravano lunghissime, il tempo non passava più e spesso tornavo a casa con il mal di testa. Per questi motivi ero preoccupata di come potessi affrontare un percorso così lungo.

Arrivò il momento in cui dovetti entrare in ospedale:il 2 febbraio 2017, ore 15:30 circa. Stranamente quel giorno passò abbastanza in fretta perché dovetti fare parecchie cose: esami clinici, disfare le valigie, ordinare tutti i miei indumenti e infine realizzare dove mi trovavo.
La prima settimana trascorse con una scansione del tempo normale. Ogni giorno avevo qualcuno con cui stare: i miei compagni di classe, i miei professori, i miei amici, i miei parenti.
Da quando mi misero in camera sterile la situazione cambiò: lì dentro non poteva entrare nessuno, a eccezione di mio papà. Fortunatamente mia mamma stava con me 24 ore su 24. Mi teneva compagnia e cercava sempre di farmi sorridere. Le altre persone le potevo vedere solo tramite una finestra.
All’inizio non sapevo che fare: il tempo non passava più. Continuavo a contare i giorni, che sembravano non finire. In più le dimissioni erano ancora lontane. Dopo qualche giorno di crisi mi rimboccai le maniche e mi dissi che quello era il percorso che dovevo affrontare per sconfiggere la mia malattia e questo pensiero mi diede coraggio per trascorrere quei giorni infiniti.
Presi così più coraggio e cominciai a pensare a come trascorrere il tempo nella camera sterile. Voi vi direte: “Ma cosa vuoi mai fare in una simile situazione?”. Ecco quello che feci io: dal mattino alla sera, quando stavo bene, guardavo video musicali in TV, disegnavo, scrivevo, facevo acconciature a mia mamma, giocavo a carte, cantavo con le infermiere e le OSS, pensavo ai futuri viaggi e a tutte le belle cose da fare appena dimessa.
Funzionò! Beh, alcuni momenti di sconforto li avevo ancora, ma passavano subito.

Il giorno in cui mi comunicarono le dimissioni, il 13 marzo 2017, rimasi di stucco.

Il consiglio che mi sento di darvi è questo: pensate il meno possibile al giorno in cui ritornerete a casa. Vedrete che quando arriveranno a dirvi “Oggi ti dimettiamo” sarà un’emozionante sorpresa inaspettata!

Ilaria V.

One Comment

  1. 6 Luglio 2019

    Mamma

    Ma tu sei stata bravissima…. abbiamo inventato di tutto pur di fare passare quelle interminabili giornate…. quanto abbiamo riso e quando tu entravi in crisi , io cercavo di risollevarti il morale con i miei stupidi balletti. Allo stesso modo, quando entravo in crisi io , tu te ne accorgevi e subito mi raccontavi qualche buffonata fatta insieme e così tutto passava…. poi è arrivato il giorno delle dimissioni: tu, dalla felicità saltavi sul letto ed io mi sono mangiata un’ intera vaschetta di gelato per festeggiare 😂😂😂😂perché noi due insieme siamo una squadra bellissima ❤️

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