Le figlie della speranza sono le bambine e le ragazze minori che vivono nei cosiddetti Centri di Protezione per l’Infanzia (CPE) in Marocco e che Soleterre supporta con assistenza psicosociale ed educativa. Diverse sono le cause e le circostanze che le portano qui e molte minori, come questa giovane ragazza che chiameremo Sofia, ci finiscono per sbaglio.

Sofia fin dall’età di 6 anni ha dovuto lavorare come domestica, insieme a sua sorella, presso una famiglia benestante. Quando ha 14 anni, in accordo con la madre, la famiglia la mette su un autobus diretto nel Nord del Paese. Non le danno alcuna spiegazione, le dicono solo che qualcuno la aspetterà alla fermata. Giovane e inesperta però Sofia non si accorge di scendere alla fermata sbagliata e si ritrova sola in una città che non conosce. Si siede e aspetta per ore nella speranza che qualcuno venga a cercarla, senza risultato. Viene quindi arrestata dalla polizia della stazione e portata al CPE di Agadir.

In Marocco infatti i minori che vivono in strada o che commettono reati anche minimi come chiedere l’elemosina, vengono fermati dalla polizia e sottoposti al giudizio di un giudice minorile. Al momento dell’arresto spesso i famigliari non vengono contattati oppure non vengono informati della possibilità di richiedere la custodia del figlio in attesa del processo, così molti minori finiscono nei CPE o nelle carceri per adulti fino al momento del giudizio.
Con pochi avvocati minorili e tante cause, le procedure possono durare anni e in tutto questo tempo ai minori non viene garantita assistenza. Molto spesso i minori trascorrono in custodia un periodo maggiore a quello che gli viene poi effettivamente assegnato con la sentenza del giudice.

Secondo le statistiche ufficiali, le bambine e ragazze minori rappresentano il 10% della popolazione carceraria totale in Marocco. Si tratta per la maggior parte di minori straniere o ragazze marocchine nubili incinte, dato che la gravidanza è la prova che sia stato consumato un rapporto sessuale fuori dal matrimonio, cosa che nel Paese costituisce un reato.

Dei 17 CPE presenti in Marocco, solo 4 sono femminili. Con il progetto “Figlie della speranza” Soleterre interviene nei centri di Marrakech, Agadir e Casablanca dove abbiamo inserito 8 nuove educatrici a rafforzamento quantitativo e qualitativo del personale. L’obiettivo del progetto è migliorare le condizioni di vita delle minori, lavorare sulla loro educazione e sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sui loro diritti in quanto minori.

Sofia è una ragazzina che ha sempre dovuto lavorare, non è mai andata a scuola e non ha mai avuto amici con cui giocare e imparare a conoscere il mondo. Con lei le educatrici hanno quindi iniziato un percorso di formazione e crescita volto ad un sereno e proficuo reinserimento nel tessuto sociale. Sofia ha studiato e imparato tanto, guidata dalla sua ambizione e soprattutto dal desiderio di conquistarsi quella libertà e quella vita dignitosa a cui ha sempre avuto diritto.

Dopo tanti corsi e un periodo di formazione professionale in un’impresa, Sofia ha trovato un lavoro che le ha permesso di ottenere i suoi primi piccoli guadagni. Ed è proprio sul posto di lavoro che Sofia ha incontrato anche il ragazzo di cui si è innamorata e che è poi diventato suo marito. Ora vivono insieme e per Sofia l’oppressione che ha dovuto subire fin da bambina è solo un ricordo che ha lasciato spazio alla libertà.

Torna su