Nessuno deve rimanere indietro

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La storia di Joyce e di Moses, il nostro operatore sociale, che l’ha cercata ovunque per le cure.

Joyce Mundohoyo è una ragazzina di 14 anni che, inizialmente, viveva insieme alla sua famiglia nel villaggio di Kigaragara, nel distretto di Kyriadongo in Uganda.
A febbraio del 2018 le è stato diagnosticato un cancro (il linfoma di Burkitt) e da subito ha iniziato le cure chemioterapiche. Durante la sua permanenza presso la casa di accoglienza Rainbow gestita da Soleterre, Joyce, nonostante le cure pesanti, si è dimostrata una ragazzina socievole con i suoi compagni e sempre pronta ad aiutare gli altri con un sorriso. Finite le cure, aveva imparato la lingua locale e conosceva così bene la routine dell’ospedale da guidare i suoi amici più piccoli nei vari reparti .

A giugno 2018 ha concluso le terapie e quindi è stata dimessa per il follow up, a cui regolarmente si è presentata per altre due volte…ma da agosto scorso si sono perse le sue tracce.
Molti tentativi sono stati fatti dal personale medico per raggiungere la sua famiglia, che però non ha mai risposto al telefono (l’unico contatto che avevamo a disposizione).

Moses, che lavora per Soleterre – nell’ambito del progetto ABLE, sostenuto da AFRON e da ACLI – dagli inizi del 2018 come operatore sociale è responsabile di verificare il piano di follow up dei bambini, una volta che questi vengono dimessi dall’ospedale. Insieme al personale medico e paramedico, è anche impegnato nelle campagne di sensibilizzazione.
Di fronte all’assenza di risposta della famiglia di Joyce, a marzo di quest’anno Moses ha deciso di andare di persona a trovare la famiglia di Joyce nella sub-contea di Kiguma. La battaglia contro il cancro è una battaglia che si vince negli anni: il follow up è molto importante!
Arrivato a Kigaragara però, Moses viene a sapere che Joyce e la sua famiglia si sono trasferiti nel distretto di Apac. I vicini non avevano altre informazioni…

Moses, il nostro operatore sociale

Moses non si è arreso! Fino alla fine di maggio ha continuato a telefonare all’unico numero di telefono che aveva e BOOM…dall’altra parte la voce di Joyce! Purtroppo, la linea era molto disturbata e Moses non è stato in grado di capire dove vivesse ora la ragazzina. Così tramite SMS, ha mandato a Joyce un numero verde dedicato a cui poter chiamare e han potuto parlare finalmente. Nonostante la barriera linguistica (le lingue locali non si assomigliano tutte) Moses è riuscito a capire dove si trovasse: era effettivamente nel distretto di Apac, nel villaggio di Igoti. Così il nostro operatore sociale è finalmente andato a trovare Joyce!

Purtroppo, il padre e la madre della ragazza sono profughi dal Rwanda e la loro condizione economica non è delle migliori. La madre lavora come venditrice ambulante al mercato e il padre non ha nemmeno più la patente, cosa che lo limita moltissimo nel trovare un lavoro. Anche Joyce purtroppo a causa delle condizioni economiche dalla famiglia ha problemi e non può andare a scuola…

L’averla ritrovata è però per noi un sollievo.  L’aderenza alle terapie infatti passa anche attraverso il rispetto del programma di follow up, che permette di prevenire il più possibile eventuali recidive e monitorare la situazione di salute del piccolo paziente.

Nessuno deve rimanere indietro!

Joyce e la sua famiglia, davanti casa

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