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Leggi dalle parole della nostra Emanuela com’è andata la sua prima missione in Costa d’Avorio!

È la mia prima missione, il mio primo viaggio in Africa, il mio primo giorno ad Abidjan. “Quante prime volte” penso con entusiasmo ed eccitazione, mentre ci rechiamo alla Maison Akwaba. Oggi ci sarà l’inaugurazione ufficiale: autorità, associazioni, giornalisti, medici, colleghi, ma soprattutto ci saranno i nostri beneficiari.
Siamo in una zona residenziale molto tranquilla, la strada è un po’ sterrata e sul ciglio scorrazzano polli e pulcini. 
La nuova Casa è una villetta molto più grande della precedente, può ospitare infatti 16 famiglie contemporaneamente. È distribuita su 2 piani: circondata da un grande giardino, sul retro del quale si trovano le cucine e il garage. Al piano terra c’è un’ampia sala giochi, una stanza dove si svolgono le attività educative e un soggiorno che si affaccia al cortile, dove le famiglie e i bambini passano la maggior parte del tempo libero. Lì guardano la TV, mangiano, stanno insieme…

Al primo piano si trovano le camere con i letti a castello e i bagni, dove ogni bambino è ospitato insieme alla mamma o al papà. Si respira aria di casa qui ed è una cosa estremamente importante per i bambini malati di cancro: ogni giorno affrontano le terapie in un luogo sereno, accogliente, molto diverso dall’ambiente angosciante dell’ospedale. Molte di queste famiglie non vivono ad Abidjan, ma vengono da villaggi lontani: se non ci fosse la Casa di Soleterre a ospitarli sarebbero costretti a trascorrere tutto il periodo necessario alle cure fuori dall’ospedale, in condizioni igieniche inesistenti, esponendo i bambini a un alto rischio di infezione.

Nella Maison Akwaba Anne Marie si occupa di tenere pulite le stanze, Doukoure accompagna ogni mattina i bimbi in ospedale, Alainn accoglie i nuovi ospiti a ogni ora del giorno e della notte. I bambini possono giocare tra loro, disegnare, riposare e sono seguiti della nostra educatrice Charlotte e dallo psicologo, ma anche da tutto lo staff di Soleterre che si prende cura di loro.
Allo stesso modo anche le famiglie possono affrontare la malattia e le cure in un ambiente positivo, trovando conforto e confronto.
Ed è proprio da questo clima amichevole e familiare che vengo accolta non appena varco la soglia del cancello: immediatamente sono circondata da tanti occhioni tondi, faccine curiose e sorridenti che mostrano senza vergogna i segni della malattia. Mi viene incontro Desirée, mi abbraccia, e dopo pochi minuti, come se fossi stata lì da sempre, mi ritrovo a disegnare con lei e con gli altri bimbi. Insieme facciamo foto e video, giochiamo e coloriamo. Ci divertiamo!

Ai bambini della Casa basta poco e in cambio del tuo tempo e delle tue attenzioni ti regalano allegria e tenerezza. Si affezionano a te non di meno di quanto tu possa affezionarti a loro in così breve tempo.

 

Ma la loro allegria è accompagnata da un velo di tristezza e paura. Insieme ai loro genitori stanno affrontando delle cure dolorose e lunghe e stanno combattendo contro la morte. Ed è proprio questo che mi ricorda Charlotte, l’educatrice, facendomi osservare il disegno che mi ha appena regalato Desirée: “Guarda le bocche dei bimbi e del sole”, mi dice, “Sono tutte rivolte verso il basso, non hanno il sorriso. Da questi particolari puoi capire tante cose di un bambino“…

Dopo 5 giorni di missione si torna a casa. Nella valigia mi porto indietro un insieme indescrivibile di emozioni contrastanti: il ricordo del caldo umido e dei profumi del cibo di strada che ti si appiccicano sulla pelle, così come addosso ti restano le sofferenze di tanti destini incontrati e gli abbracci sinceri dei bambini. E con un lungo abbraccio saluto, uno per uno, questi piccoli combattenti, con la certezza che un giorno ci rivedremo.

Emanuela, ufficio Raccolta fondi Soleterre

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