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Lo scorso 27 settembre 2018 si è tenuto a New York il terzo High Level Meeting delle Nazioni Unite sulle Malattie Non-Trasmissibili, che contribuiscono oggi ad oltre due terzi dei decessi in tutto il mondo, rappresentando la causa di morte di 7 persone su 10 (circa 41 milioni), tra cui 15 milioni di morti premature (in età 30-69 anni). I quattro quinti di questi decessi si verificano nei paesi a basso e a medio reddito (LMIC).

La correlazione tra diseguaglianze sociali e malattie non-trasmissibili riguarda da vicino anche il tema del cancro pediatrico: ogni anno si stima che almeno 300.000 bambini di età inferiore ai 15 anni saranno diagnosticati con cancro in tutto il mondo, la maggior parte dei quali nei Paesi LMIC. Secondo le stime attuali, ad esempio, 40.000 bambini con cancro ogni anno vivono in Africa (fonte: African Cancer Registry Network). Mentre i tassi di sopravvivenza nei paesi ad alto reddito sono aumentati significativamente, raggiungendo oggi una media dell’80% e arrivando anche al 95% per alcune forme tumorali, nei paesi LMIC i bambini presentano quattro volte più probabilità di morire rispetto ai coetanei nei paesi ad alto reddito: la sopravvivenza rimane molto più bassa e in alcuni paesi non raggiunge neppure il 10%.

Nell’Africa subsahariana, cinque forme tumorali rappresentano il 70% del cancro pediatrico: tumori che, se trattati tempestivamente, presentano una buona prognosi con sopravvivenze dell’ordine del 70%. Una azione di prevenzione primaria e una politica sistematica di diagnosi precoce di questi tumori pediatrici potrebbe migliorare notevolmente la prognosi: tuttavia, fattori di iniquità – diagnosi tardive, carenza di medici specialisti formati, mancanza di educazione dei caregiver circa i sintomi per una diagnosi precoce, possibilità di trattamento insufficienti e frequenza di abbandono delle cure (in particolare per motivi economici) – condizionano o compromettono le possibilità di cura e di guarigione.

A fronte di queste condizioni, in occasione della High Level Meeting delle Nazioni Unite l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’Iniziativa Globale per il Cancro Infantile. L’obiettivo è raggiungere almeno il 60% di sopravvivenza per i bambini con cancro entro il 2030, salvando oltre un milione di vite e raddoppiando il tasso di guarigione globale.

Soleterre, organizzazione affiliata alla UICC – Union for International Cancer Control, ha riportato questi dati e impegni delle Agende internazionali nel seminario “Sostegno a distanza e politiche per l’infanzia nella cooperazione allo sviluppo italiana”, svoltosi alla Farnesina lo scorso 21 novembre. Nell’intervento è stata sottolineata l’importanza che la Cooperazione Italiana, in coerenza con il “Documento triennale di Programmazione e Indirizzo 2017/2019” e le Linee Guida sulla Salute, confermi il riconoscimento della priorità riservata alle “Malattie croniche non trasmissibili”. Da qui aumenti gli impegni nella necessità di intervenire con programmi di sanità pubblica nei Paesi a basso e medio sviluppo nella prevenzione e nel controllo delle malattie non-trasmissibili, soprattutto pediatriche, con interventi a carattere sistemico e multisettoriale, contribuendo anche al raggiungimento del Obiettivo 3.4 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che prevede a livello globale di ridurre di un terzo le morti premature per malattie non-trasmissibili.

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