Povertà sanitaria e donazione di farmaci: i numeri dell'ultimo Rapporto di Banco Farmaceutico |

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Malgrado la ripresa economica, nel 2017 continua la diffusione della povertà, con un numero sempre maggiore di working poors (ossia lavoratori con salari insufficienti rispetto alle proprie esigenze). Le precedenti politiche di contrasto della povertà non sono state sufficienti a risolvere il problema. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato come all’aumentare del tasso di disoccupazione, aumenti anche la mortalità per cancro.

I dati Istat rivelano che, nel 2017, il 6,9% delle famiglie residenti in Italia versa in condizioni di povertà assoluta, la quale arriva a coinvolgere l’8,4% degli individui sull’intera popolazione (oltre 5 milioni di persone). Persino la povertà relativa è aumentata sia in termini di individui che di famiglie, raggiungendo un nuovo record di 12,3% delle famiglie residenti.

Il basso reddito si ripercuote sulle spese sanitarie (out of pocket) a carico delle famiglie. Il Rapporto 2018 di Banco Farmaceutico – che ogni giorno recupera farmaci da aziende e individui per poi ridistribuirli alle strutture caritatevoli – mostra numeri allarmanti. Si stima, infatti, che gli individui in condizioni di povertà spendono in media 117 euro all’anno (11 euro in più rispetto al 2016), rispetto ai 703 euro spesi in media dagli individui non poveri. Gli individui stranieri sono ancora più in difficoltà. La maggior parte della spesa sanitaria mensile delle famiglie indigenti viene riservata all’acquisto di farmaci (ben il 54%), mentre il resto delle famiglie italiane tende a spendere in medicinali solo il 40% della spesa sanitaria, investendo maggiormente nella prevenzione.

Le famiglie povere spendono solamente il 2,54% del loro budget totale in sanità, rispetto al 4,49% speso dalle famiglie non povere. Anche quest’anno, inoltre, più 13 milioni di persone hanno limitato le spese per visite e accertamenti.

Nell’ultimo quinquennio le richieste di medicinali da parte di enti caritatevoli che si rivolgono a Banco Farmaceutico sono aumentate del 22%. Secondo gli ultimi dati, ammontano a 534.979 le persone assistite attraverso la distribuzione di farmaci da parte di 1.761 enti convenzionati con Banco Farmaceutico.

Ad essere richiesti sono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (32%), l’apparato muscolo-scheletrico (16%), il tratto alimentare e metabolico (13,4%), l’apparato respiratorio (8,7%) e le patologie dermatologiche (6,3%).

La maggior parte dei farmaci vengono raccolti nelle “Giornate di Raccolta del Farmaco” a cui aderiscono farmacie del 54% delle città italiane. Il numero di farmacie che aderiscono alla GRF è in continuo aumento sin dalla prima edizione (2000), con incrementi relativi più elevati nelle regioni del Centro, del Sud e delle Isole. Al contempo, è diminuita la propensione al dono da parte della popolazione; sintomo della sfavorevole condizione economico-sociale in cui versano molti cittadini.

Si registra inoltre una riduzione delle donazioni di farmaci provenienti direttamente dalle aziende farmaceutiche. Insieme a questi due canali di raccolta dei farmaci, negli ultimi anni ha preso piede l’iniziativa Recupero Farmaci Validi, che controbilancia, in parte, i tagli delle aziende.

Di fronte ad un numero sempre più considerevole di persone che non hanno reddito sufficiente per curarsi, diffondere la “cultura del dono” diventa ancora più importante. Soleterre, in prima linea nella diffusione di una cultura solidale, partecipa attivamente alla campagna Universal Health Coverage For All, lanciata dell’European Patient Forum nel 2017, con l’intento di contribuire a superare le barriere strutturali e istituzionali che i pazienti devono ancora affrontare nell’accesso ai sistemi sanitari, stimolando la cooperazione tra i Paesi europei, in linea con i Sustainable Development Goals (SDGs), tra i quali non manca il raggiungimento di una Copertura Sanitaria Universale entro il 2030.  La Campagna, promossa dalle Associazioni di Pazienti, riconosce i malati e le loro famiglie come attori principali in grado di identificare eventuali gap tra domanda e offerta a cui gli Stati devono adattarsi, soprattutto in relazione con i cambiamenti demografici.

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