La migrazione sanitaria in Italia |

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Dallo studio Migrare per Curarsi condotto dal Censis nel 2017, è emerso che nel nostro Paese sono circa 750 mila ogni anno i ricoveri di persone che affrontano un viaggio verso una regione diversa dalla propria. Se tra queste il 25% non si allontana di più di 100 km dalla propria residenza, si attesta al 23% la percentuale di persone costrette a viaggiare per più di 400 km per le cure.

Se si pensa ad una migrazione di questo tipo, è facile immaginare che alla problematica legata allo stato di salute, si aggiunga un enorme carico psicosociale, dovuto a periodi di lontananza da casa lunghi e costosi, la vita in un posto nuovo in cui mancano le reti sociali, la necessità di allontanarsi dalla scuola per i minori e dal lavoro per gli adulti. Si stima che ogni anno siano circa 180 000, tra pazienti e accompagnatori, coloro che si ritrovano ad affrontare tali drammatiche situazioni: basti pensare che solo il 15% degli accompagnatori che affrontano una trasferta maggiore di 12 giorni, ha la possibilità di alloggiare in ricoveri gratuiti.

In generale, in Italia, il flusso principale e caratterizzato da maggiori criticità è quello delle famiglie che si spostano da Sud verso Nord: ogni anno si possono contare circa 218.000 ricoveri di questo tipo. Le due principali regioni di arrivo sono la Lombardia e l’Emilia Romagna, che contano rispettivamente 62.700 e 40.000 ricoveri, mentre le tre regioni di maggiore partenza sono Campania (56.000), Sicilia (43.000), Puglia e Calabria (entrambe 40.000).

All’interno del flusso geografico, particolare attenzione va posta alle categorie di pazienti maggiormente costrette a migrazione sanitaria, le cui caratteristiche rendono ancora più difficoltoso il processo.

Da un lato, infatti, sono circa 71 000 i minori che ogni anno vengono ricoverati lontano da casa, con periodi di permanenza particolarmente lunghi.

Dall’altro lato, invece, va approfondita la questione relativa alla migrazione dei pazienti oncologici, legata già di per sé ad una condizione psicofisica delicata anche in assenza della necessità di spostarsi per le terapie. In questo caso, la percentuale di pazienti che si sposta da Sud verso Nord è pari all’80% del totale, e la proporzione tra regioni del Nord e del Sud raddoppia. Se dalle regioni settentrionali, infatti, ogni anno si spostano per patologie oncoematologiche tra le 4 e le 6 000 persone (principalmente in regioni contigue), il dato raggiunge le 8 000 unità dalla Sicilia, 9 000 dalla Calabria e ben 12 000 dalla Campania, quindi il doppio.

In generale, la malattia ha un fortissimo impatto sulle condizioni socioeconomiche del paziente e dei caregiver. Uno studio condotto da Censis e Favo ha evidenziato che nell’ambito lavorativo circa l’80% dei pazienti oncologici ha subito cambiamenti che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito, stimando in quasi 85.000 le persone che nel quinquennio precedente allo studio hanno perso il lavoro. I caregiver, invece, mediamente dichiarano di avere subito riduzioni del reddito pari al 30% circa, mentre circa il 5,5% di loro ha perso il lavoro.

Per questi motivi, a partire da marzo 2019 con il sostegno della Fondazione Canali, Fondazione Soleterre ha avviato un progetto pilota mirato al sostegno integrato per l’accesso alla diagnosi precoce e alle cure mediche e il miglioramento della qualità di vita dei giovani sopravvissuti.

Grazie al progetto, infatti, è stato creato un fondo economico destinato alle famiglie di minori onco-malati che sono state costrette a spostarsi dal loro luogo di residenza o hanno perso il lavoro per poter accedere e seguire il percorso di cura del minore. Verrà inoltre condotta una ricerca approfondita al fine di strutturare un servizio di accompagnamento e supporto al reinserimento lavorativo per genitori e giovani sopravvissuti.

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