I progressi nella cura di bambini, adolescenti e giovani adulti (o CAYA – Childhood, Adolescent and young adult) affetti da tumore hanno portato, in molto casi, ad un livello di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di oltre l’80%. Purtroppo però, molti CAYA sopravvissuti al cancro sperimentano alti tassi di mortalità e morbidità a lungo-termine, dovuti alla malattia, ma anche agli effetti collaterali causati dai trattamenti adottati.

L’infertilità è l’incapacità di concepire un figlio dopo 12 mesi di rapporti sessuali non protetti. Una parte consistente di persone sottoposte a trattamenti antitumorali in età fertile (tra cui appunto minori e giovani sotto i 40 anni, che costituiscono circa il 3% del totale dei malati di tumore nel nostro paese) è a rischio di sterilità.

I trattamenti oncologici presentano, infatti, un rischio di infertilità permanente legato all’utilizzo di chemioterapie con agenti alchilanti o chemioterapie ad alte dosi, o in relazione all’utilizzo della radioterapia. Gli effetti dell’assunzione degli agenti alchilanti nel maschio si manifestano con azoospermia (assenza di spermatozoi nel seme) temporanea o permanente, mentre nella donna con amenorrea (assenza di mestruazioni) temporanea o permanente. La radioterapia, con irradiazione agli apparati riproduttivi, porta alla riduzione del numero degli spermatozoi nel maschio e del patrimonio follicolare nella donna.

Studi svolti a livello internazionale hanno dimostrato che i pazienti oncologici possono incontrare difficoltà nel poter accedere a metodi e procedure efficaci per prevenire l’infertilità, anche se il dato è in miglioramento, soprattutto grazie alla pubblicazione di linee guida e raccomandazioni. Tra queste, a livello italiano vanno citate le linee guida di AIOM per la preservazione della fertilità nei pazienti oncologici, in cui si sottolinea l’importanza di una buona comunicazione tra il medico-oncologo e il paziente già nel momento in cui viene comunicata la diagnosi. Purtroppo vi sono diversi fattori che possono ostacolare tale comunicazione, come ad esempio la poca conoscenza del tema e/o il mancato aggiornamento sulle raccomandazioni cliniche relative a questa problematica da parte degli oncologi, o la mancanza di team multidisciplinari.

Nel nostro Paese, degli 8 mila giovani che ogni anno si ammalano di cancro (5 mila donne e 3 mila uomini), solo il 10 % ha accesso alle tecniche di preservazione della fertilità.

Nel caso della comunicazione sulla preservazione della fertilità tra oncologi e pazienti pediatrici, dagli studi effettuati sono emersi diversi fattori che la rendono spesso difficoltosa e che possono riguardare i medici (disagio nel discutere del tema e resistenza a proporre procedure – spesso costose e invasive – a pazienti con prognosi potenzialmente molto sfavorevole), i genitori (stato emozionale, livello culturale), gli adolescenti (capacità di comprensione, condizioni cliniche ed età), a cui si sommano fattori istituzionali (presenza di centri di riferimento, linee guida e costi economici).

Per questo motivo, sia le linee guida dell’AIOM, sia le più recenti raccomandazioni emesse dall’International Late Effects of Childhood Cancer Guidelines Harmonization Group, in collaborazione con il PanCareSurFup Consortium, pubblicate nel 2016 sul Journal of Clinical Oncology (con riferimento alla sterilità femminile) e nel 2017 su The Lancet Oncology (per quanto riguarda la sterilità maschile) sottolineano come sia fondamentale che “tutti/e i/le pazienti  con diagnosi di tumori in età riproduttiva vengano adeguatamente e tempestivamente informati/e del rischio di riduzione della fertilità, in seguito a trattamenti anti-tumorali e, al tempo stesso, delle strategie oggi disponibili per ridurre tale rischio”.

Un approccio multidisciplinare in cui vi sia una costante comunicazione e una stretta collaborazione tra diversi professionisti – il medico oncologo, il ginecologo, lo psicologo, i chirurghi, gli anestesisti, i biologi, le banche per la crioconservazione, ecc.-  appare, di conseguenza, particolarmente importante nel processo di preservazione della fertilità dei malati oncologici.

Per quanto riguarda, in particolare, i minori e i giovani affetti da tumore, la presenza di uno psicologo che possa seguire costantemente il paziente all’interno di questo team multidisciplinare diventa quanto mai indispensabile, visto che diversi studi hanno segnalato come la preoccupazione per la possibile perdita della fertilità sia, tra gli adolescenti e i giovani adulti, secondaria solo alla paura di morire.
A ciò si aggiunge il trauma che può derivare dalla comunicazione di un danno potenziale alle capacità riproduttive – che si somma alla già drammatica comunicazione della diagnosi di tumore, o ancora la difficoltà a pensare alla possibilità di diventare genitore in un’età in cui tale possibilità appare lontana. D’altro canto, un accompagnamento psicologico nel momento in cui al giovane paziente vengono prospettate le diverse strategie a disposizione per ridurre il rischio di infertilità può aiutarlo a cogliere queste opzioni come un’opportunità di pensare con speranza al proprio percorso di guarigione, mentre la mancata comunicazione di questo rischio da parte dello staff medico può portare, una volta guariti dal tumore, a stati di rabbia e depressione.

Il ruolo dello psicologo – come da tempo sostiene Soleterre anche attraverso il proprio operato in Italia e all’estero – appare dunque fondamentale per sostenere i minori e le loro famiglie non solo nell’affrontare la malattia, ma anche i diversi fattori che possono influenzare positivamente o negativamente la qualità della loro vita, sia durante che dopo le cure.

 

Per saperne di più:

Centro di Riferimento Oncologico di Aviano – IRCCS – Istituto Nazionale Tumori (2015), La fertilità negli adolescenti che ricevono cure oncologiche. Strategie di preservazione della fertilità pre-chemioterapia e pre-radioterapia, CROinforma. Piccole Guide

AIOM, Linee guida. Preservazione della fertilità nei pazienti oncologici (Edizione 2016)

Ferrari, A. (2016), Non c’è un perché. Ammalarsi di tumore in adolescenza, Franco Angeli

AA.VV., Recommendations for Premature Ovarian Inisufficiency Surveillance for Female Survivors of Childhood, Adolescent, and YoUNG Adult Cancer: A Report from the International Late Effects of Childhood Cancer Guidelines Harmonization Group, in collaboration with the PanCareSurFup Consortium, Journal of Clinical Oncology, Vol. 34, N. 28, October 1, 2016.

AA.VV., Recommendations for gonadoxicity surveillance in male childhood, adolescent, and young adult cancer survivors: a report from the International Late Effects of Childhood Cancer Guidelines Harmonization Group, in collaboration with the PanCareSurFup Consortium, The Lancet Oncology, Vol. 18 February 2017 Martinella V., (2016), Tumori, fertilità preservata solo nel 10% dei pazienti sotto i 40 anni

Corriere della Sera, Sportello cancro – Tumori, fertilità preservata solo nel 10% dei pazienti sotto i 40 anni

 

 

 

 

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