Chiara: Vedere il mondo da un altro punto di vista |

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Leggi dalle parole della nostra collega com’è stato andare in Uganda dopo un anno di lavoro nella nostra sede di Milano.

Dopo un anno trascorso da Soleterre che mi ha vista occupata a presentare proposte progettuali a fondazione e aziende riguardo le nostre attività in Uganda, la curiosità di conoscere da vicino quella realtà era molto forte.

Per questo, quando mi hanno proposto di andare sul posto a supportare la gestione e il monitoraggio dei progetti, non ho esitato. Sono così andata a Gulu, dove Soleterre attraverso la Rainbow Family Home ospita i bambini malati di cancro, curati presso il St. Marys’ Hospital Lacor. Il St. Mary’s è l’unico ospedale in nord Uganda a curare i bimbi col tumore e – a causa dell’alta affluenza – non è in grado di avere un servizio mensa e di accoglienza per le lunghe degenze.

Alla Rainbow Family House di Soleterre invece i bambini malati e i loro genitori ricevono 3 pasti al giorno, studiati in modo da dare ai piccoli tutti i nutrienti che servono loro per recuperare le forze durante le chemioterapie. Inoltre, la casa è un luogo sicuro per tutte le famiglie che spesso devono abbandonare le loro case per curare i loro figli, spesso affrontando lunghi viaggi.  

Finché ero alla mia scrivania a Milano, potevo solo immaginare le difficoltà che quei genitori, quei bambini, ma anche gli operatori di Soleterre dovevano affrontare in Uganda…Giovanna, la responsabile delle attività in quel Paese, con cui ero in contatto ogni giorno mi raccontava ciò che accadeva, ma vederlo con i miei occhi ha cambiato le mie priorità.

 

Chiara con i bambini della Rainbow Family House di Soleterre

 

Ora conosco i nomi dei bambini, le loro storie, sono diventata amica loro e dei loro genitori. Ho lavorato fianco a fianco con Giovanna, la nostra responsabile, Moses il nostro assistente sociale, vero e proprio punto di riferimento per le famiglie e le due Joyce, una psicologa e l’altra maestra. 

È stato fondamentale per me andare in Uganda. Ho visto il mondo da un altro punto di vista: quello di chi è meno fortunato di me e lotta con tutte le sue forze per sopravvivere a una malattia dura come il cancro, in una nazione dove già le condizioni di vita sono difficili. L’Uganda infatti è un Paese dove ancora oggi si muove di malaria, infezioni respiratorie, malnutrizione, malattie infettive…

Il mio lavoro in Uganda è stata solo una goccia nel mare: c’è molto da fare, ma insieme possiamo raggiungere traguardi insperati!

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