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Le malattie non trasmissibili (MNT) – come il cancro, il diabete, le malattie cardiovascolari e polmonari –, rappresentano la causa di morte di 7 persone su 10, circa 41 milioni nel mondo ogni anno. La morbilità e la mortalità non sono però equamente distribuite: i quattro quinti delle morti premature per MNT si verificano nei paesi a basso e medio reddito. Persistono significative iniquità e lacune nei servizi sanitari e nell’accesso a farmaci e tecnologie per la gestione delle MNT, che penalizzano enormemente le categorie socialmente ed economicamente più vulnerabili e i paesi a basso e medio reddito.

Nel 2018 una task force del The Lancet ha documentato in modo evidente un’associazione positiva tra basso reddito, status socioeconomico, status educativo e l’incidenza di malattie non trasmissibili. Le persone che vivono in povertà risultano limitate nella capacità di adottare comportamenti sani e perciò risultano maggiormente esposte a malattie croniche e diagnosi tardive. Inoltre, le malattie croniche causano, o aggravano, la povertà per via dei costi delle cure e della concomitante perdita di produttività lavorativa e quindi di reddito, non solo per i pazienti ma anche per i loro familiari.

Dopo le malattie cardiovascolari, il cancro rappresenta la prima causa di morte precoce per malattie non trasmissibili. Oltre il 60% dei nuovi casi di cancro si verificano in Africa, Asia, America centrale e Sud America: regioni che rappresentano il 70% di tutte le morti per cancro nel mondo. Alcune fasce di popolazione subiscono disuguaglianze nell’esposizione a fattori di rischio, nell’accesso a servizi di screening, diagnosi precoce e di trattamento tempestivo e appropriato e al contempo sperimentano esiti peggiori per la cura del cancro. Questa tendenza è accentuata da fattori quali la crescita e l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione e i cambiamenti dello stile di vita, l’assenza di misure preventive, il ritardo nella diagnosi, la mancanza di operatori sanitari qualificati, la mancanza di strutture e attrezzature dedicate.

Si stima che il numero di nuovi casi di cancro aumenterà a livello globale dai 14 milioni del 2012 a quasi 22 milioni nel 2030, la maggior parte dei quali nei Paesi a basso e medio reddito. Lo scenario preoccupante che si sta configurando è quello in cui i Paesi più poveri – e quindi meno equipaggiati – si troveranno ad affrontare un aumento del numero di pazienti oncologici, con effetti proporzionalmente crescenti di impoverimento.

La correlazione tra diseguaglianze sociali e malattie non trasmissibili riguarda da vicino anche il tema del cancro pediatrico. Ogni anno si stima che almeno 300mila bambini di età inferiore ai 15 anni saranno diagnosticati con cancro in tutto il mondo, la maggior parte nei Paesi a basso e medio reddito. Mentre i tassi di sopravvivenza nei Paesi ad alto reddito sono aumentati significativamente, raggiungendo una media dell’80% (arrivando a 95% per alcune forme tumorali come il linfoma di Burkitt o il retinoblastoma) nei Paesi a basso e medio reddito i bambini hanno quattro volte più probabilità di morire rispetto ai bambini nei Paesi ad alto reddito.

Nell’Africa subsahariana cinque forme tumorali rappresentano il 70% di tutto il cancro pediatrico: linfoma di Burkitt, nefroblastoma, leucemia linfoblastica acuta, linfoma di Hodgkin e retinoblastoma. Questi tumori, se trattati tempestivamente, presentano una buona prognosi con sopravvivenze dell’ordine del 70%.

Tuttavia, fattori di iniquità (diagnosi tardive, carenza di medici specialisti formati, mancanza di educazione dei caregiver circa i sintomi per una diagnosi precoce, possibilità di trattamento insufficienti e frequenza di abbandono delle cure, in particolare per motivi economici) condizionano e compromettono le possibilità di cura e guarigione. L’Africa subsahariana, per esempio, sconta enormi ritardi riguardo la disponibilità e l’accesso alla radioterapia e ai farmaci antitumorali.

L’intervento di Soleterre, attraverso il Programma Internazionale di Oncologia Pediatrica[3], mira proprio a diminuire le diseguaglianze e il loro effetto sulla salute, sostenendo i bambini malati e sopravvissuti alla malattia e le loro famiglie in Italia e nei paesi in via di sviluppo.

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