Soleterre lancia una nuova campagna di affissione a Milano, con una potente immagine del fotografo Fabio Bucciarelli, amico storico dell’organizzazione, che denuncia gli attacchi agli ospedali in zone di conflitto.
Un messaggio forte, che invita a riflettere su un crimine contro l’umanità: “Colpire un ospedale con bambini e persone in cura è un crimine contro l’umanità. È inaccettabile. Lo spazio umanitario va protetto a ogni costo,” afferma Damiano Rizzi, psico-oncologo e presidente di Soleterre.
La campagna vuole richiamare l’attenzione sulla gravità degli attacchi agli ospedali, in particolare in Ucraina e Palestina, dove Fondazione Soleterre è attivamente coinvolta in situazioni di emergenza. Da inizio conflitto, oltre 1.600 attacchi a strutture sanitarie sono stati registrati in Ucraina, con gravi perdite tra operatori sanitari e pazienti. In Palestina, gli attacchi agli ospedali hanno devastato il sistema sanitario, con oltre 900 ospedali colpiti da ottobre 2023 a oggi.
“Colpire un ospedale con bambini e persone in cura è un crimine contro l’umanità: è distruggere la speranza nel cuore delle vittime.” È inaccettabile. Lo spazio umanitario va protetto a ogni costo, dichiara Damiano Rizzi, psico-oncologo e presidente di Soleterre. “Colpire un ospedale significa sospendere le cure con reparti che restano al buio, senza acqua, elettricità, farmaci. Mettere in pericolo operatori e pazienti vulnerabili. Soprattutto bambini, anziani, malati cronici. Scatenare collasso sanitario perché i pazienti che sopravvivono vengono spostati negli ospedali vicini che diventano sovraccarichi obbligando i medici a scelte letali. Significa infierire sulle ferite invisibili perché ogni bomba è una cicatrice che resta nel cervello e nell’anima dei piccoli. Curare non è politica. Non è ideologia. È un diritto universale, sancito dal Diritto Internazionale Umanitario. Attaccare un ospedale è come distruggere l’ultima luce in una stanza già al buio. Ogni bomba su un ospedale è un grido che il mondo non può ignorare. Gli ospedali non sono un bersaglio. Non devono mai esserlo.“
