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In prima linea contro il COVID-19. Da subito.

Appena scattata l'emergenza, ci siamo attivati dapprima in Italia e poi nei Paesi in cui siamo presenti per essere vicini non solo ai bambini malati di cancro e alle loro famiglie, ma a tutti coloro che avevano bisogno: medici, infermieri, pazienti COVID.
Ecco cosa abbiamo fatto in questi mesi.

ITA

Pavia: al Policlinico San Matteo

Scattata la pandemia, abbiamo da subito avvertito la necessità di non abbandonare il Policlinico. I medici e gli operatori sanitari infatti si sono ritrovati a lavorare giorno e notte in condizioni estreme, affrontando un forte carico di stress, e non potevamo lasciarli soli.
Per questo motivo, abbiamo attivato immediatamente un team di 14 psicologi in supporto non solo del personale impiegato al Policlinico, ma anche dei pazienti COVID e dei loro famigliari. Siamo stati in prima linea con loro nei reparti di Pronto Soccorso, Rianimazione e Malattie Infettive, istituendo anche un servizio gratuito di ascolto a distanza in video-conferenza o chiamata per i parenti dei ricoverati.

Oggi, seppure i ricoveri in terapia intensiva non abbiano più i numeri spaventosi iniziali, il Coronavirus sta lasciando segni profondi in coloro che ne sono stati coinvolti emotivamente. Per fronteggiare quella che è ora un’emergenza psicologica, abbiamo lanciato un Fondo nazionale per il supporto psicologico COVID-19 per aiutare coloro che sono stati ricoverati per il virus e i loro famigliari, nel caso stiano incontrando problemi economici o psicologici derivanti dalla malattia.
Nell’ambito di questo Fondo, abbiamo avviato il progetto Rientro a scuola dedicato appunto alle scuole, con l’IC di Corso Cavour a Pavia, il cui obiettivo è garantire a studenti, docenti e genitori un adeguato supporto psico-emotivo durante il periodo scolastico.

Il nostro supporto al San Matteo di Pavia

14

PSICOLOGI ATTIVATI

320

COLLOQUI OGNI MESE

6

REPARTI COINVOLTI

382

OPERATORI SANITARI ASSISTITI

Taranto: all'ospedale SS. Annunziata

A inizio emergenza sanitaria, l’ASL di Taranto ha emanato un’ordinanza per ridurre le prestazioni sanitarie non urgenti al fine di abbassare i rischi di contagio. Di conseguenza, abbiamo dovuto rinviare o annullare molti colloqui psicologici già fissati con i bambini malati di cancro. Pertanto, in collaborazione con il Direttore dell’Unità, il Dr. Valerio Cecinati, la nostra psicologa ha proseguito i percorsi di psicoterapia a distanza una volta alla settimana tramite video colloqui o colloquio telefonico con i pazienti pediatrici che non potevano recarsi in ospedale durante il periodo di confinamento.
Anche i genitori sono stati aiutati nel fronteggiare le proprie normali reazioni da stress e per dare ai figli la sicurezza emotiva necessaria. Prendersi cura dei vissuti emotivi delle mamme e dei papà ha permesso loro di essere più aperti al dialogo e supportivi anche con i propri figli!

La testimonianza di Mykola, autista della Dacha

Non potevo lasciare le famiglie della Dacha che devono continuare la chemio e altre terapie. Le porto ogni giorno all’ospedale per le procedure necessarie. Inoltre, negli ospedali mancava la protezione e lo Stato non la forniva. Abbiamo comprato noi la protezione tipo respiratori, mascherine, disinfettanti e ho fatto tanti giri dalle aziende e dai negozi fornitori agli ospedali per portare tutto in tempo. Hanno chiuso il trasporto pubblico e ho aiutato i miei colleghi che non hanno la macchina arrivare in ospedale: così i fisioterapisti potevano continuare le sedute di riabilitazione con i bambini e le psicologhe aiutavano le famiglie in questo periodo difficile.

Per me la giornata più difficile è stata quando la piccola Kira della Dacha aveva la febbre e il medico ha emesso la diagnosi di bronchite, prescrivendo anche il tampone da fare… È della stessa età di mia nipote, aspettavamo il risultato tutti insieme nella Dacha, come una grande famiglia. Per fortuna, tutto bene. Speriamo che tutto questo finisca presto“.

Formazione e sensibilizzazione a distanza

Visto l’intervento del governo, il COVID-19 non ha messo in particolare allarme la popolazione, che può muoversi però solo con permessi concessi dalle autorità. I nostri operatori locali continuano le loro attività in telelavoro e allo stesso modo sono proseguiti gli appuntamenti previsti dai progetti attivi in Marocco. Sono stati lanciati invece nuovi appuntamenti di formazione e discussione, “AFTERWORK”, insieme all’associazione locale ES.Maroc.org per sensibilizzare, motivare e diffondere competenze tecniche – quella del telelavoro, ad esempio – nell’area dell’Africa francofona.
Agli eventi, che avvengono su Zoom, partecipano persone da vari Paesi partner.

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La ristrutturazione di una parte dell'ospedale e i lavori nella casa d'accoglienza sono andati avanti

Da subito abbiamo deciso, a causa del lockdown, di dotare lo staff di Gulu di biciclette per garantire che i servizi in corso presso la casa famiglia per bambini malati di cancro non venissero interrotti. Nell’attesa, pochi giorni prima è stata predisposta una postazione per il lavaggio delle mani all’entrata del compound e l’invio dall’ufficio di Kampala di confezioni di hand sanitizer per il personale Soleterre. In più, proprio per contenere il più possibile l’eventuale contagio, si è deciso di dimettere nell’immediato i bambini e i rispettivi caregiver, attraverso l’autoambulanza messa a disposizione dall’ospedale (solitamente ritornano ai propri villaggi con mezzi pubblici) e ammettere quelli che erano in programma di ammissione per il trattamento. Sono state organizzate sessioni di sensibilizzazione dei familiari rispetto all’emergenza COVID, ponendo l’importanza sulle misure di prevenzione e contenimento.
Il follow up ai piccoli pazienti ha continuato a essere attivo durante il confinamento, ma solo per via telefonica, mentre si sono intensificate le sessioni di supporto psicologico soprattutto verso i familiari dei bambini ricoverati, perché il virus si porta dietro tutta una serie di paure (stigma, ansia, paura di essere contagiati, la perdita del lavoro, ecc) che impattano sulla famiglia e l’assetto sociale.


È stato un grande risultato per noi essere stati in grado di realizzare una ristrutturazione dei reparti di Acute e Nutrition care presso l’ospedale regionale di riferimento di Gulu, nonostante il lockdown. Stessa cosa per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione della casa famiglia, che si trova all’interno dell’ospedale St. Mary’s Lacor, a pochi kilometri dalla città di Gulu, dove ai primi di marzo si è dato avvio ad un consistente intervento per migliorare le condizioni strutturali della casa per garantire un ambiente più accogliente.

Farmaci e materiale sanitario

Le nostre azioni per proteggere i bambini immunodepressi e sostenere il reparto di Oncologia pediatrica nella lotta al COVID-19 in Costa d’Avorio, dove la pandemia sta avendo un impatto negativo anche in ospedale in termini di reperimento di farmaci salvavita e protezione della salute dei piccoli pazienti.

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Per ovviare ai problemi legati al COVID-19, abbiamo fornito:

  • farmaci chemioterapici che, a causa dell’emergenza sanitaria, il reparto non è in grado di reperire con facilità, ma che sono indispensabili per salvare la vita dei bambini che hanno bisogno di continuare le cure;
  • guanti monouso;
  • mascherine;
  • flaconi di gel igienizzante da 300 ml che sono essenziali per proteggere i bambini immunodepressi da infezioni virali potenzialmente letali per loro.


Il nostro ufficio stabile presso l’ospedale di Treichville – struttura di riferimento per la pandemia – sta collaborando con tutti i reparti, oltre che con quello pediatrico e oncologico, per aiutarli anche nel disbrigo delle procedure amministrative legate ai pazienti.

Grazie poi al contributo della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, la nostra Fondazione ha avviato un progetto che coinvolge i Paesi dell’Africa in cui siamo presenti. Con i fondi stanziati, oltre all’apertura di una casa famiglia in Burkina Faso, abbiamo avviato un progetto di formazione per medici e personale sanitario e di networking tra la Costa d’Avorio, il Marocco e il Burkina Faso proprio per poter prevenire ulteriori contagi da COVID-19 in queste nazioni e far fronte all’emergenza attuale.

Vicino ai bambini e alle famiglie per prevenire anche la violenza domestica

Le misure imposte da metà marzo per l’emergenza hanno imposto la chiusura delle scuole e il divieto di fare incontri, due assi fondamentali del nostro progetto “Escuelas y Comunidades Inclusivas para Otra Ciudadanía” che prevede un grosso lavoro negli istituti scolastici e nelle comunità. Come equipe abbiamo così capito che ora più che mai i nostri beneficiari e beneficiarie dovessero sentire la nostra vicinanza. Abbiamo così sempre tenuto contatto con i dirigenti scolastici, sindaci e leader delle comunitá per capire come il progetto potesse essere comunque una risorsa per le scuole, comunità e istituzioni lavorando ognuno/a dal proprio territorio di residenza. È diventata molto utile l’attivazione di una rete locale che include tutti/e gli attori locali e la popolazione (dai contadini a referenti delle istituzioni) per far arrivare i sussidi di studio alle bambine e bambini che non hanno acceso a internet oppure non hanno nemmemo il cellulare per ricevere online i compiti da fare a casa durante la quarantena.

Soleterre sta portando avanti, da marzo, la campagna QUEDÉMONOS EN CASA, con due obiettivi. Il primo è di sensibilizzare la popolazione perché resti in casa rispettando la quarantena obbligatoria e il secondo è di proporre attività fisiche/ludiche che aiutino la cura della salute mentale.
Dal punto di vista della salute mentale stiamo cercando anche di dare una risposta al problema della violenza intrafamigliare, che è cresciuto durante il periodo della quarantena, con maggiori conseguenze negative in particolare su donne, bambini e bambine.
Fino ad oggi la campagna è stata diffusa con la pubblicazione di poster e video settimanale sulle reti sociali, negli spazi di coordinamento territoriale, e attraverso i contatti diretti con le famiglie e con studenti, ecc. 

Storie dalla pandemia

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