IN PALESTINA
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LA CURA
HA UN CONFINE
Ci sono bambini che si ammalano di cancro e non possono accedere alla terapia di cui hanno bisogno. La medicina c’è, ma la cura diventa irraggiungibile.
Mohamed ha 5 anni. È nato a Gaza. Ha la leucemia.
Per vivere ha bisogno di un trapianto di midollo osseo.
Un ospedale in Israele aveva dato disponibilità ad accoglierlo. I medici erano pronti.
Ma il permesso è stato negato.
Per le autorità israeliane, la sua provenienza da Gaza è stata sufficiente a impedirgli l’accesso alla cura.
Oggi Mohamed è ricoverato all’Istishari Arab Hospital di Ramallah.
Il suo tempo è scandito dalle terapie e dall’attesa. In oncologia pediatrica, l’attesa non è neutra. Ogni settimana può cambiare l’esito della malattia.
Per questo stiamo costruendo qualcosa che qui non è mai esistito: un centro trapianti che consenta ai bambini di curarsi senza chiedere il permesso di vivere.
IN PALESTINA
LA CURA HA UN CONFINE
Ci sono bambini che si ammalano di cancro e non possono accedere alla terapia di cui hanno bisogno. La medicina c’è, ma la cura diventa irraggiungibile.
Mohamed ha 5 anni. È nato a Gaza. Ha la leucemia.
Per vivere ha bisogno di un trapianto di midollo osseo.
Un ospedale in Israele aveva dato disponibilità ad accoglierlo. I medici erano pronti.
Ma il permesso è stato negato.
Per le autorità israeliane, la sua provenienza da Gaza è stata sufficiente a impedirgli l’accesso alla cura.
Oggi Mohamed è ricoverato all’Istishari Arab Hospital di Ramallah.
Il suo tempo è scandito dalle terapie e dall’attesa. In oncologia pediatrica, l’attesa non è neutra. Ogni settimana può cambiare l’esito della malattia.
Per questo stiamo costruendo qualcosa che qui non è mai esistito: un centro trapianti che consenta ai bambini di curarsi senza chiedere il permesso di vivere.
COSA SIGNIFICA
AMMALARSI
IN PALESTINA
Affrontare una corsa a ostacoli prima ancora di iniziare la cura. La sanità pubblica è al collasso e meno del 20% della popolazione ha accesso continuativo a ospedali funzionanti. Per un bambino che ha bisogno di un trapianto di midollo osseo, ogni passo diventa un ostacolo. Occorre chiedere permessi, affrontare ritardi di settimane prima di poter iniziare il trattamento e affrontare spese di viaggio che molte famiglie non possono sostenere. Non sorprende che, tra chi ne ha bisogno, tra il 40% e il 60% dei casi finisca per rinunciare alla cura.
Ogni anno in Palestina vengono diagnosticati più di 5.200 nuovi casi di tumore.
Tra questi, circa 100 bambini e adolescenti avrebbero bisogno di un trapianto salvavita.
Oggi non esiste nessuna Unità di Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche operativa sul territorio.
Eppure, la buona notizia della medicina c’è: il cancro infantile è curabile in oltre l’80% dei casi. La differenza tra vivere e morire non è tanto la diagnosi, ma la possibilità di accedere alle cure. In Palestina, oggi, questa possibilità viene negata a troppi bambini e adulti malati.
COSA SIGNIFICA AMMALARSI IN PALESTINA
Affrontare una corsa a ostacoli prima ancora di iniziare la cura. La sanità pubblica è al collasso e meno del 20% della popolazione ha accesso continuativo a ospedali funzionanti. Per un bambino che ha bisogno di un trapianto di midollo osseo, ogni passo diventa un ostacolo. Occorre chiedere permessi, affrontare ritardi di settimane prima di poter iniziare il trattamento e affrontare spese di viaggio che molte famiglie non possono sostenere. Non sorprende che, tra chi ne ha bisogno, tra il 40% e il 60% dei casi finisca per rinunciare alla cura.
Ogni anno in Palestina vengono diagnosticati più di 5.200 nuovi casi di tumore.
Tra questi, circa 100 bambini e adolescenti avrebbero bisogno di un trapianto salvavita.
Oggi non esiste nessuna Unità di Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche operativa sul territorio.
Eppure, la buona notizia della medicina c’è: il cancro infantile è curabile in oltre l’80% dei casi. La differenza tra vivere e morire non è tanto la diagnosi, ma la possibilità di accedere alle cure. In Palestina, oggi, questa possibilità viene negata a troppi bambini e adulti malati.

IL NOSTRO
IMPEGNO
Per questo stiamo creando la prima Unità di Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche in Palestina, proprio all’Istishari Arab Hospital dove si trova ora il piccolo Mohamed.
Un luogo in cui la medicina non si fermi davanti a un confine, dove la sopravvivenza non dipenda da un permesso e dove i pazienti non debbano lasciare il proprio Paese per avere una possibilità di vita.
Non partiamo da zero. L’ospedale ha oltre 300 posti letto, un laboratorio, una banca del sangue, diagnostica avanzata e un reparto oncologico-ematologico già attivo.
Su questa struttura consolidata stiamo costruendo un percorso trapiantologico completo, creando sale sterili dedicate, implementando protocolli secondo standard europei e sistemi di qualità internazionali.
Contemporaneamente, stiamo formando 9 medici e infermieri palestinesi in Italia, perché siano loro a guidare i primi trapianti sul territorio, supportati da equipe cliniche internazionali durante i primi venti-trenta interventi. È un percorso di formazione che va dalla gestione medica e infermieristica del trapianto, alla manipolazione delle cellule staminali, fino al monitoraggio delle complicanze post-operatorie.
In questo lavoro c’è molto più di un centro: stiamo costruendo competenze, autonomia sanitaria e, soprattutto, futuro.

IL NOSTRO IMPEGNO
Per questo stiamo creando la prima Unità di Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche in Palestina, proprio all’Istishari Arab Hospital dove si trova ora il piccolo Mohamed.
Un luogo in cui la medicina non si fermi davanti a un confine, dove la sopravvivenza non dipenda da un permesso e dove i pazienti non debbano lasciare il proprio Paese per avere una possibilità di vita.
Non partiamo da zero. L’ospedale ha oltre 300 posti letto, un laboratorio, una banca del sangue, diagnostica avanzata e un reparto oncologico-ematologico già attivo.
Su questa struttura consolidata stiamo costruendo un percorso trapiantologico completo, creando sale sterili dedicate, implementando protocolli secondo standard europei e sistemi di qualità internazionali.
Contemporaneamente, stiamo formando 9 medici e infermieri palestinesi in Italia, perché siano loro a guidare i primi trapianti sul territorio, supportati da equipe cliniche internazionali durante i primi venti-trenta interventi. È un percorso di formazione che va dalla gestione medica e infermieristica del trapianto, alla manipolazione delle cellule staminali, fino al monitoraggio delle complicanze post-operatorie.
In questo lavoro c’è molto più di un centro: stiamo costruendo competenze, autonomia sanitaria e, soprattutto, futuro.
PERCHÉ È URGENTE
Oggi tra Gaza e la Cisgiordania ci sono tra 500 e 700 bambini malati di cancro che non possono raggiungere un ospedale. Sono intrappolati in una situazione in cui anche ricevere cure di base diventa un’impresa complessa. Ogni giorno di attesa significa ritardi nei trattamenti.
Il centro trapianti che stiamo realizzando cambierà radicalmente questa situazione.
Avere un’Unità operativa sul territorio significa che sia i bambini che adulti non dovranno più affrontare ostacoli insormontabili per ricevere un trattamento salvavita. Significa ridurre ritardi, garantire cure tempestive e dare loro una possibilità concreta. Tutto ciò che oggi appare lontano e difficile potrà diventare realtà, perché la medicina sarà disponibile vicino a casa, in un luogo sicuro e specializzato.
PERCHÉ È URGENTE
Oggi tra Gaza e la Cisgiordania ci sono tra 500 e 700 bambini malati di cancro che non possono raggiungere un ospedale. Sono intrappolati in una situazione in cui anche ricevere cure di base diventa un’impresa complessa. Ogni giorno di attesa significa ritardi nei trattamenti.
Il centro trapianti che stiamo realizzando cambierà radicalmente questa situazione.
Avere un’Unità operativa sul territorio significa che sia i bambini che adulti non dovranno più affrontare ostacoli insormontabili per ricevere un trattamento salvavita. Significa ridurre ritardi, garantire cure tempestive e dare loro una possibilità concreta. Tutto ciò che oggi appare lontano e difficile potrà diventare realtà, perché la medicina sarà disponibile vicino a casa, in un luogo sicuro e specializzato.
IL VALORE
DEL TUO AIUTO
Per completare il centro e renderlo pienamente operativo ci manca ancora l’ultimo tratto:
servono 200.000 euro.
Con questo contributo potremo accompagnare l’equipe nell’esecuzione dei trapianti e garantire la formazione continua dei medici locali, così che l’Unità di trapianto possa aprire e funzionare secondo standard internazionali.
Non tutto è nelle nostre mani, ma ciò che possiamo fare definisce chi siamo.
La medicina ha già le soluzioni: quello che serve è renderla disponibile alla popolazione che oggi non ha accesso alle cure.
Questo progetto verrà realizzato con il contributo di Every Child Is My Child e grazie alla collaborazione di IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, Ospedale San Camillo di Roma, Ospedale San Francesco di Nuoro, Fondazione Maria Letizia Verga e Fondazione Il Fatto Quotidiano.


IL VALORE DEL TUO AIUTO
Per completare il centro e renderlo pienamente operativo ci manca ancora l’ultimo tratto: servono 200.000 euro.
Con questo contributo potremo accompagnare l’equipe nell’esecuzione dei trapianti e garantire la formazione continua dei medici locali, così che l’Unità di trapianto possa aprire e funzionare secondo standard internazionali.
Non tutto è nelle nostre mani, ma ciò che possiamo fare definisce chi siamo.
La medicina ha già le soluzioni: quello che serve è renderla disponibile alla popolazione che oggi non ha accesso alle cure.
Questo progetto sarà realizzato grazie al contributo di Ri-diamo Onlus, Fondazione Il Fatto Quotidiano e di tutti coloro che, con la loro generosità, sceglieranno di sostenere questa importante sfida. Le attività progettuali saranno svolte in collaborazione con l’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, l’Ospedale San Camillo di Roma, l’Ospedale San Francesco di Nuoro e la Fondazione Maria Letizia Verga.
Oggi puoi scegliere di essere la possibilità che manca.
Puoi trasformare un confine in una cura.
Puoi fare in modo che la vita di un bambino non dipenda più da un permesso.
Oggi puoi scegliere di essere la possibilità che manca.
Puoi trasformare un confine in una cura.
Puoi fare in modo che la vita di un bambino non dipenda più da un permesso.
Aiutaci a creare il primo centro trapianti
di midollo della Palestina
METODI DI DONAZIONE
BONIFICO BANCARIO
IBAN: IT88Q0503401699000000013880
INTESTATO A: Fondazione Soleterre ETS
CAUSALE: Palestina Centro trapianti
Photo: © Archivio Soleterre